venerdì 20 luglio 2007

Daniele Luttazzi torna in TV dopo sei anni

Fonte: La Repubblica.it

"La tv è spenta. Perché guardare la santa messa?", aveva detto poco tempo fa con un filo di rancore per raccontare la sua assenza dal piccolo schermo. Ha cambiato idea. Daniele Luttazzi torna in tv in autunno. Con un colpo di scena davvero inatteso, Antonio Campo Dall'orto, direttore de La 7, ha infatti comunicato che il comico, radiato dagli schermi televisivi in seguito al famigerato editto bulgaro del governo Berlusconi del 18 aprile 2002, lo stesso che aveva fatto altre illustri vittime (Biagi, Santoro, Guzzanti...), tornerà a sorpresa a fare tv proprio per la sua rete.

L'enfant terrible di "Barracuda" e di tanti altri programmi satirici torna così ad avere una voce nell'etere. Dieci puntate a partire da ottobre e in seconda serata. Non il tg satirico che il comico aveva progettato per il canale Sky Show e che poi era naufragato ma un one-man show ancora senza titolo, uno spazio aperto, dove Luttazzi potrà fare quello che vuole, libero di dire ciò che vuole senza censure.

"In tv hanno paura delle idee - aveva tuonato non più tardi di qualche settimana fa Daniele Luttazzi presentando alla stampa il suo secondo disco "School is boring" - È stata tarpata la mia creatività", accusava con riferimento al suo clamoroso strappo nel 2001, con Satyricon, l'ormai indimenticato talk show settimanale dove Marco Travaglio presentò il suo libro-indagine sugli intrighi di Berlusconi che causò la mannaia della censura. "Io tornare in Rai? Finché Petruccioli resta presidente della Rai - aveva risposto Luttazzi ai giornalisti - cioè fino a fine 2008, a me sarà impedito di tornare".

Ha ragione, tant'è vero che va a La 7. Campo Dall'Orto, presentando in un locale i palinsesti autunnali de La 7, ha confessato con molta sincerità che la decisione è stata presa solo l'altro ieri. "Io francamente - ha dichiarato Campo Dall'Orto - credevo che Luttazzi sarebbe tornato in tv solo a patto di essere reintegrato in Rai. Invece, quando ho visto che la Rai non si decideva, l'ho invitato a entrare nella nostra squadra". Quanto ai contenuti "non c'è tanto da fantasticare: sarà una delle cose tipiche di Luttazzi", dice Campo Dall'Orto. Paura delle querele? "Negli anni ne abbiamo prese ma non siamo mai stati condannati - è la risposta - L'unica vera anomalia non è che Luttazzi torni in tv ma che ci ritorni troppo tardi".

È d'accordo Michele Santoro: "Questo ritorno di Luttazzi è una ferita che si sana. Finalmente sono tornati tutti quelli colpiti dall'editto bulgaro. Avrei preferito che fosse la Rai ad averlo fatto rientrare. L'avevo chiesto nella prima puntata della mia trasmissione. Non è andata così ma l'importante è che si è rotto quel blocco di sistema che impediva a Daniele di tornare su qualunque rete. Solo un anno fa sembrava impossibile perché Berlusconi condizionava tutto il sistema. Il cambio di governo ha avuto un effetto positivo".

lunedì 18 giugno 2007

Mai più pellicce alla Rinascente!

Fonte: A.I.P.

E’ ufficiale. La catena di grandi magazzini Rinascente, presente in Italia con numerose filiali e prima grande distribuzione nel nostro paese di inserti in pelliccia adotterà, a breve, una politica “fur free”, cioè non venderà né distribuirà più questo sanguinante capo che nel mondo condanna a morte più di un miliardo di animali.

Circa tre mesi fa alcuni attivisti della campagna A.I.P. hanno chiesto ed ottenuto un incontro con l’amministratore delegato di Rinascente. Incontro che non ha portato sin da subito i risultati sperati ma che comunque ha avuto conseguenze molto proficue. Le centinaia di presidi svolti davanti alle loro sedi, i moltissimi volantini distribuiti e qualunque altro tipo di pressione subita in questi tre anni di iniziative hanno convinto i dirigenti ad apportare una prima modifica alla loro politica: chiusura dei reparti pellicceria delle sedi di Milano Duomo e Roma Piazza Fiume, stop alla vendita di pellicce ed inserti ricavati dalle specie appositamente allevate o catturate per questo scopo. Con questa proposta Rinascente avrebbe continuato ad esporre inserti di altri animali, principalmente il coniglio, allevati per la carne, la cui pelliccia viene ritenuta un sottoprodotto della catena alimentare.

Nonostante ciò la decisione adottata dalla campagna A.I.P. è stata chiara, volta a non scendere a nessun compromesso: ogni pelliccia, sia essa di visone o coniglio, sia essa derivata dall’industria alimentare o dalle industrie di settore è pura crudeltà, e chi la espone va boicottato e convinto a disfarsene. Di fronte al fatto compiuto che la presenza solo di inserti di coniglio nei negozi Rinascente non avrebbe portato alla fine delle proteste, la società ha nuovamente rivisto le proprie scelte, informandoci che dal 31 gennaio 2009 ogni pelliccia, anche quella di coniglio, sarà eliminata. Questo riguarda ogni indumento o accessorio presente nei loro punti vendita: sia quelli a marchio Rinascente sia quelli acquistati presso altri fornitori, tra cui i principali nomi della moda italiana ed internazionale.

Una vittoria dunque, non assaporabile da subito ma comunque non parziale: è normale infatti che i grandi magazzini necessitino di tempo per smaltire i capi già acquistati, che risulterebbero altrimenti invenduti.

Questo il testo completo del fax pervenutoci:

"Milano, 11 Maggio 2007
Facendo seguito all'incontro di Martedì 8 maggio u.s. con i Vostri rappresentanti, Vi comunichiamo che la nostra società La Rinascente S.r.l ha adottato nel proprio codice etico la policy "fur free". In base a tale impegno, come è stato verbalmente spiegato, la Rinascente non acquista e distribuisce presso i propri punti vendita, prodotti di pelle e/o pelliccia di animali che non siano provenienti dalla c.d. "catena alimentare".
Si tratta di un primo passo che costituisce un significativo ed importante segnale da parte dell'azienda con l'obbiettivo, entro il 31 gennaio 2009 (fine saldi autunno/inverno 2008), di eliminare totalmente dai propri magazzini i prodotti che siano derivanti dall'industria della pelliccia.
Distinti saluti
la Rinascente S.r.l.
"

Per vedere il fax originale clicca qui

Ogni gruppo locale che abbia effettuato dei presidi davanti alle loro sedi, ogni e-mail, lettera o telefonata ha fatto la differenza: Rinascente ha mollato l’industria della pelliccia. Questo si traduce in migliaia di animali direttamente salvati, liberati da una moda assassina che li considera merce, non esseri senzienti, ed inoltre un colpo notevole per questo settore sanguinario. Ma ciò conferma anche un altro aspetto: l’attivismo funziona, la costanza e la perseveranza verso i diretti responsabili dello sfruttamento animale non possono che dare buoni frutti.

Galvanizzati da questa prima vittoria bisogna ora dare il tutto per tutto per convincere anche UPIM ad abbandonare questo crudele mercato. Infatti nonostante il loro quadro dirigenziale sia praticamente identico a quello di Rinascente, la dichiarazione che ci è stata spedita non riguarda quest’altra catena di grandi magazzini, che continuerà a vendere inserti in pelliccia, di qualunque animale.

Fermare tutto ciò, ormai lo sappiamo, è possibile.

mercoledì 13 giugno 2007

Un'importante iniziativa contro la pedofilia

Fonte: E Polis

Diverse associazioni che dialogano attraverso siti internet hanno indetto per il 23 giugno prossimo il "Boy Love Day", la giornata dei pedofili. Si tratta di un'iniziativa internazionale, promossa allo scopo di diffondere la "cultura della pedofilia" e solidarizzare con i violentatori di bambini in carcere.

Nei siti, oltre agli appelli per "accendere una candela azzurra", compaiono foto di minori semi-nudi e chiari inviti al sesso libero tra adulti e adolescenti.

E Polis, società editoriale che pubblica in tutta Italia una serie di testate locali "parzialmente free press" (le copie vengono distribuite gratuitamente negli esercizi commerciali e costano 50 centesimi in edicola), ha promosso una mobilitazione a livello nazionale affinchè il "Boy Love Day" non si celebri e vengano oscurati tutti i siti Internet coinvolti nell'iniziativa.

A seguito della petizione, alla quale hanno aderito importanti cariche dello Stato e personaggi della cultura, della musica e dello spettacolo, un primo obiettivo è già stato raggiunto: il sito internet inneggiante all'"orgoglio pedofilo" è stato oscurato all'80% e, nelle prossime ore, l'accesso sarà inibito su tutto il territorio nazionale.

Tra domenica e lunedì erano state infatti avviate le procedure per impedire l'accesso dall'Italia al sito della vergogna. La Polizia Postale ha messo in campo tutte le proprie risorse per raggiungere l'obiettivo, utilizzando tecnologie all'avanguardia mai sperimentate prima e mettendo a punto una stretta collaborazione con le polizie svizzera e tedesca (il server nel mirino è registrato in Germania).

L'esito dell'iniziativa

domenica 10 giugno 2007

Una nuova eliminazione di cani in Chongqing

Fonte: The AntiFur Society

Le autorità dello Chongqing, la più estesa e popolosa municipalità con status di provincia della Repubblica Popolare Cinese, hanno ordinato per domenica 10 giugno una nuova eliminazione di cani su larga scala.

La decisione è stata presa a causa della morte di un uomo, morso da un cane che si ritiene fosse contagiato dal virus della rabbia.

All'uomo è stato immediatamente iniettato il vaccino ma è morto dopo l'ultima iniezione. Nessuno sa se la morte sia dovuta al morso dell'animale oppure alla scarsa qualità del vaccino. E nessuno sa dove sia finito il cane.

Le autorità del distretto di Changshou hanno pubblicamente annunciato che, a causa di quel decesso, uccideranno tutti i cani dell'area di Changshou - sia quelli randagi che quelli domestici. Il numero totale si avvicina a 20.000 individui.

Per favore, mandate al più presto un fax all'ufficio governativo distrettuale di Changshou, al numero 0086-23-4023-1484:

Dear Sir / Madam,
we are shocked and outraged to learn that the Chongging authorities will be confiscating and killing again pet dogs. We would like to request that you urgently address this matter by significantly reducing the registration fees for dogs, whilst working in conjunction with animal groups, like the Animals Asia Foundation, to educate the public about responsible pet ownership.

The existing registration fee per dog and subsequent annual renewal fee, is quite simply beyond the means of most citizens in Chongging resulting in citizens keeping their beloved dogs illegally, and often too frightened to seek outside help to vaccinate or de-sex them.

Scientific studies throughout the world have shown that keeping companion animals gives incredible mental and physical health benefits. Pet owners are proven to live longer and are more happy, balanced people than non-pet owners.

With just over 150 million pet dogs throughout China, pet ownership is booming and it is vital that you recognize pets play an increasingly crucial role in today's society. It is simply not possible for Chongging to achieve the status of a modern city with such a barbaric and unrealistic attitude towards animals. There are already numerous humane solutions to ensure that dogs and people can co-exist peacefully and safely in the modern world and thus there is simply no excuse for the current brutal measures being taken against dogs and their devastated owners.

We implore you to immediately cease these cruel measures and introduce public education initiatives to ensure that dogs are treated with the respect that they deserve, so that China is in line with international standards.

Yours sincerely,

[nome e cognome]
Italy

Se avete problemi ad inviare il fax, scrivete la vostra lettera e mandatela via mail a
ssdalrescue@gmail.com. Un membro dell'Anti-Fur Society la spedirà per voi all'ufficio governativo distrettuale di Changshou.

martedì 5 giugno 2007

Lasciare la ADSL di Fastweb per un operatore diverso da Telecom? Impossibile!

Fonte: Ikaro.net

In questi ultimi tempi, tra le numerose e vantaggiose offerte di connettività ADSL disponibili sul mercato, stanno venendo a galla alcuni "inconvenienti" di tipo burocratico, evidenziati proprio dal migrare degli utenti da un operatore all'altro.

In particolare, sino a qualche anno fa, il luogo comune era la fuga da Telecom, prima ostacoltata dalla compagnia stessa, poi liberalizzata da un decreto del garante in materia di ADSL e VoIP. Nel passaggio da Telecom ad altro operatore, era possibile mantenere la vecchia numerazione.

Ora però sta uscendo fuori qualcosa di "singolare" riguardo un'altra compagnia: Fastweb. Tutti gli utenti che in questi ultimi tempi vorrebbero passare da Fastweb ad un altro fornitore di connettività ADSL che non sia Telecom e vogliono mantenere la vecchia numerazione (con prefisso geografico), hanno avuto una gran brutta sorpresa: non si può passare direttamente da Fastweb ad altro operatore diverso da Telecom senza rinunciare al vecchio numero.

I motivi per i quali non è consentita questa scelta hanno origini dall'esclusività che Telecom Italia ha ancora sulla gestione dell'ultimo miglio della linea (dalla centralina a casa/ufficio).

Per cui i passaggi che un utente è costretto ad affrontare nel caso in cui volesse utilizzare ad esempio un servizio ADSL offerto da una compagnia diversa da Telecom abbandonando Fastweb, sono i seguenti:
  1. disdire il contratto con Fastweb solo dopo i 12 mesi di contratto, oppure disdire prima dei 12 mesi pagando comunque l'intero servizio di 12 mesi;
  2. passare a Telecom con le seguenti condizioni: a) pagando una quota di rientro (circa 120,00 euro per utenti business), b) rimanendo con Telecom per almeno un anno, oppure disdicendo prima, pagando comunque l'intero anno di abbonamento;
  3. dopo aver comunque versato la quota di rientro e pagato un anno di servizio con Telecom, richiedere l'abbonamento al nuovo provider.

La procedura è alquanto singolare, così come l'anomalia nella quale rientrano gli utenti Fastweb che ora vorrebbero valutare il passaggio ad altre offerte senz'altro più competitive.

Abbiamo inoltre notato come nella corsa al ribasso di servizi ADSL che ha coinvolto tutti gli operatori, a tutto vantaggio degli utenti, Fastweb sembra sia rimasta completamente immune. Facendo un paragone tra i servizi offerti dalla compagnia sino a qualche tempo fa e le offerte odierne presenti nel loro sito web, in alcuni casi ci sembra che l'importo sia addirittura aumentato. Che sia una conseguenza della condizione di "ostaggio burocratico" in cui tutti i clienti Fastweb si vengono a trovare una volta diventati loro abbonati?

Ad essere precisi gli utenti possono in ogni caso disdire Fastweb secondo le norme contrattuali e richiedere un servizio ADSL con Voip a quelle poche compagnie che sono in grado di operare autonomamente da Telecom ma si perderebbe il numero di telefono e questo può complicare la vita sia ad aziende che a privati.

Ovviamente siamo in un libero mercato e la responsabilità è sempre e comunque degli utenti che firmano i contratti ma su una cosa non dovrebbe esserci dubbio: questa situazione avrebbe dovuto essere comunicata agli utenti in maniera ben più chiara prima che scegliessero Fastweb, così come dovrebbe essere evidenziata maggiormente oggi poichè saranno presumibilmente ancora molti gli utenti che passeranno a Fastweb oppure ad altre eventuali compagnie che presentano lo stesso tipo di problematica, senza che nessuno li metta al corrente di cosa comporterebbe cambiare per un altro operatore.

mercoledì 30 maggio 2007

Disney: dal sogno all'incubo!...

Fonte: Centro Nuovo Modello di Sviluppo

Giochi, libri, vestiti, film, emittente televisiva e parchi d'attrazione, ecco con che cosa Disney ha fatto sognare generazioni di bambini dalla sua creazione nel 1923.

Con circa 32 miliardi di dollari di fatturato nell'anno 2005, questa multinazionale oggi è una dei più grandi gruppi del divertimento del mondo. Ma a giudicare dalle condizioni nelle quali lavorano i lavoratori cinesi che fabbricano i suoi prodotti, il “mondo meraviglioso” di Disney ha virato verso l'incubo....
Un rapporto appena pubblicato da
SACOM (Students and Scholars Against Corporate Misbehavior), un'associazione di studenti universitari di Hong Kong, che si batte per la difesa dei diritti dei lavoratori, rivela l'assenza di "decoro" presso molti terzisti Disney in Cina e denuncia la passività della società rispetto alla violazione sistematica dei diritti di questi lavoratori.

Una prima inchiesta condotta da SACOM durante l'estate 2005 presso quattro fabbriche di terzisti di Disney situate nelle zone industriali della provincia del Guangdong, aveva rivelato numerose violazioni dei diritti dei lavoratori. Durante l'estate 2006 una nuova indagine è stata realizzata presso altri tre fornitori di Disney e SACOM ha potuto constatare, con sconcerto, che i problemi denunciati nel suo primo rapporto sono lontani dall'essere risolti.ù

Gravi violazioni dei diritti dei lavoratori
I rapporti di SACOM denunciano salari da fame percepiti dagli operai di queste fabbriche. Decisamente inferiori al minimo legale, i salari variano considerevolmente da un mese all'altro. Durante la “stagione morta”, quando gli ordinativi si fanno più scarsi, i lavoratori sono costretti a prendere dei giorni di congedo senza retribuzione, come testimoniano vari lavoratori delle fabbriche di giocattoli di Kam Long, obbligati a prendere fino a 16 giorni di congedo al mese. Durante questi periodi di sosta forzata, i salari diminuiscono pressoché della metà. Anche durante la “stagione piena”, quando gli ordini sono copiosi, i salari restano troppo bassi per assicurare un livello di vita decente. Perciò i lavoratori lavorano dalle 11 alle 16 ore al giorno e alcuni hanno confidato di essere stati costretti a lavorare fino a 30 ore di fila per onorare la consegna degli ordini. Ma le ore straordinarie imposte ai lavoratori non sono retribuite secondo i requisiti di legge e a volte non sono neanche contabilizzate. Durante questi periodi i lavoratori lavorano sei o sette giorni alla settimana, senza possibilità di prendere un giorno di riposo, neanche se si sentono male. Se rifiutano queste condizioni, i lavoratori rischiano delle ritenute arbitrarie sulla loro retribuzione e talvolta anche il licenziamento. Per scoraggiare coloro che vorrebbero lasciare o denunciare l'impresa, i lavoratori sono costretti a lasciare in deposito un ammontare corrispondente ad uno o due mesi di salario.

Dita rotte o amputate, arti mutilati, numerosi lavoratori sono anche vittime dell'utilizzo di macchine poco sicure a dei ritmi elevati. La manipolazione dei prodotti chimici pericolosi senza adeguata protezione, la mancanza d'informazione sulle misure di sicurezza legate alla loro manipolazione, il caldo insopportabile che spesso c'è all'interno degli stanzoni, senza considerare l'alimentazione povera servita ai lavoratori, sono altrettanti fattori di degrado delle condizioni di igiene e della sicurezza sui luoghi di lavoro. In queste fabbriche gli incidenti sul lavoro sono praticamente quotidiani e i lavoratori feriti o ammalati non possono generalmente accedere alle cure per mancanza di mezzi, perché la direzione raramente paga i contributi per la sicurezza sociale come prevede la legge.

L'inefficacia del codice di condotta e i controlli di Disney
Le condizioni di lavoro osservate presso i terzisti di Disney sono contrarie sia alla legge cinese che al
codice di condotta adottato da Disney, attraverso il quale l'impresa si impegna ad adottare una “condotta responsabile ed etica” e a “rispettare i diritti di tutti gli individui”. Benché Disney si vanti di avere realizzato decine di migliaia di ispezioni, con lo scopo di verificare l'applicazione effettiva delle disposizioni del suo codice, le inchieste rivelano che queste ispezioni sono inefficaci. In pratica, la direzione delle fabbriche controllate è informata in anticipo dell'arrivo degli ispettori e dunque ha il tempo di produrre dei falsi contratti di lavoro e delle false buste paga prima del loro arrivo. Uno degli operai della fabbrica manifatturiera di Qi Sheng ha rivelato che i lavoratori sono istruiti sulle risposte da dare agli ispettori. I lavoratori sono incitati a dare delle buone risposte attraverso la promessa di premi o la minaccia del licenziamento. Nel giorno dell'ispezione alcuni sono congedati per quel giorno, mentre altri sono destinati ad altri stabilimenti e solo un piccolo numero di operai preselezionati restano sul loro luogo di lavoro.

Aderite alla campagna internazionale contro Disney
SACOM fa appello alla vostra sensibilità per sostenere la richiesta di esigere da Disney che i regali dei nostri bambini non siano più fabbricati con “il dolore, il sudore, il sangue, le lacrime dei lavoratori cinesi”. Per esprimere la vostra protesta potete inviare in automatico due messaggi, uno all'amministratore delegato della Walt Disney Company, Robert Iger (robert.iger@disney.com), uno al coordinamento SACOM (sacom@sacom.hk) per sostegno alla campagna.

Fate clic qui per inviare i messaggi

venerdì 18 maggio 2007

Nuovi strumenti per esportare la democrazia: le armi ad energia diretta

Fonte: RaiNews24. Per “armi ad energia diretta” si intende una classe di armamenti che comprende numerosi dispositivi capaci di indirizzare sui bersagli, in modo molto preciso ed efficace, svariate forme di energia non cinetica.
In sostanza, piuttosto che colpire l’obiettivo con un proiettile, o mediante la forza d’urto di un’esplosione, questi dispositivi inviano sul bersaglio radiazioni elettromagnetiche, od onde acustiche, o plasma ad elevata energia, o raggi laser.
Gli effetti legati all’uso di tali armi possono essere sia letali che non letali, mentre i campi d’applicazione variano dalla difesa antiaerea alla tutela dell’ordine pubblico.


ARMI LASER
La tecnologia laser è una delle maggiori protagoniste degli attuali programmi di ricerca per lo sviluppo di un nuovo arsenale ipertecnologico ed è impiegata con versatilità in diversi dispositivi bellici.

Tactical High Energy Laser (THEL)
Tra le varie, futuristiche armi in sperimentazione presso i laboratori dell’esercito USA figura anche il dispositivo THEL, esistente anche in versione portatile (MTHEL, dove M sta per “mobile”). THEL significa Tactical High Energy Laser, ed è appunto un dispositivo laser ad elevata potenza. La compagnia che da alcuni anni si sta occupando dello sviluppo del progetto THEL si chiama Northrop Grumman. Durante diversi test, resi pubblici anche in video, il potente raggio laser viene utilizzato per fare esplodere missili e proiettili in volo (testando dunque la sua funzionalità quale dispositivo di difesa antiaerea). Il progetto THEL vede impegnati nello sviluppo di questa tecnologia laser sia gli americani che gli israeliani. Proprio l’esercito israeliano annovera il THEL quale arma già in dotazione al suo esercito, e questo fa supporre che ne possieda già degli esemplari, probabilmente già dislocati a difesa di basi militari e città.
Il THEL utilizza delle sostanze chimiche (fluorite di deuterio) per creare un raggio laser invisibile capace di abbattere aerei e missili.

Airborne Laser (ABL)
Il sistema ABL consiste in un laser chimico ad alta energia (Chemical Oxygen Iodine Laser - COIL), montato su di un Boeing 747 modificato. Il dispositivo, sviluppato dalla Northrop Grumman e dalla Boeing è in dotazione all’aeronautica USA dal 2003. L’ABL è in grado di individuare ed abbattere missili balistici, può restare in quota per molte ore e rifornirsi di carburante mentre è in volo.

Space-Based High-energy Laser (HEL)
Si tratta di un armamento laser montato su di un satellite, e capace di colpire bersagli nello spazio, sulla terra ed in aria. Oltre agli Stati Uniti ed Israele, anche la Cina sta sviluppando un armamento laser pensato per distruggere i satellite nemici orbitanti. L’arma si chiama ASATS (Anti-Satellite Simulation), in fase di test già nel 1998.

Laser a raggi ultravioletti
L’azienda HSV di San Diego sta sviluppando un’arma laser capace di paralizzare animali e persone. La tecnologia descritta è quella di un laser che sfrutta le caratteristiche dei raggi ultravioletti.



Laser ZEUS
Si tratta di un laser montato su di un Humvee (un veicolo militare dell’esercito USA simile ad una jeep). Secondo fonti ufficiali del Pentagono, mezzi militari muniti di questo dispositivo al laser sono stati impiegati in Afghanistan per fare brillare le mine. Secondo due accreditati siti di informazione militare: Defense Tech e Defence Daily, almeno tre veicoli simili sono stati utilizzati anche in Iraq.



ARMI AL PLASMA E AD IMPULSI
Le basi per una simile tecnologia bellica furono poste negli anni ’40 dal fisico Nikola Tesla. Alle scoperte di questo scienziato si deve lo sviluppo di parecchie tecnologie: dalle bobine elettriche ai generatori di corrente, dalla radio alla televisione. Durante i primi anni del ‘900 Tesla iniziò a lavorare al suo progetto per un “Raggio della Morte”. Nel 1942 il progetto era pronto e Tesla lo propose agli Stati Uniti quale arma per battere i nazisti: fu considerato pazzo e la sua proposta non fu presa in considerazione.
Il principio del “Raggio della morte” è qualcosa che sta a metà strada fra le armi laser e le armi al plasma. Alla sua morte, avvenuta nel 1943, tutti i documenti dello scienziato sul “Raggio della morte” furono misteriosamente trafugati. Parte di quei documenti è stata citata in un documento segreto del Governo USA su un’arma ad elettroni (documento declassificato nel 1980). Questa tipologia di armamenti ha parecchi tratti in comune con alcune armi laser. Il principio è quello di sparare contro il bersaglio un “proiettile” di energia, composto da materia elettricamente carica composta da elettroni, neutroni e protoni. Il tutto avviene attraverso un processo di ionizzazione dell’aria. Tale meccanismo è stato studiato approfonditamente dagli scenziati del DARPA (il dipartimento per la ricerca e l’innovazione tecnologica del Dipartimento della Difesa USA), con la collaborazione di una azienda tedesca. Armamenti di questo tipo sono in fase di avanzata sperimentazione da parte degli eserciti di: USA, Israele e Australia.
L’applicazione letale di questa tecnologia è stata chiamata Pulsed Impulsive Kill Laser (PIKL). Il dispositivo (di cui nella foto si vede un prototipo), ha dimostrato la sua efficacia in diversi test, riuscendo a perforare anche armature in Kevlar e lastre di metallo. La versione non letale del PIKL va sotto il nome di Pulsed Energy Projectile (PEP). Questo dispositivo è in grado di stordire uomini e animali, creando forte dolore e temporanea paralisi. La documentazione sui possibili effetti a lungo termine provocati dall’arma è però scarsa. Il principale ambito di applicazione previsto per il PEP viene indicato in scenari di controllo dell’ordine pubblico, mentre un’altra delle applicazioni prefigurate è quella di presidio dei checkpoint. Oltre a stordire le persone una simile arma dovrebbe essere capace di bloccare i veicoli, in quanto il suo “impulso energetico” interferirebbe con i sistemi elettrici di iniezione.
Il raggio d’azione del PEP è di circa 2 Km. ed il suo funzionamento si basa sull’emissione di un impulso laser ad infrarossi (mediante l’impiego di un “deutorium fluoride laser”). Il plasma prodotto dalla parte iniziale dell’impulso arriva ad esplodere poiché i suoi elettroni assorbono l’energia della parte finale dell’impulso. L’esplosione di questo plasma ad elevata energia si tramuta in una forza d’urto combinata ad un’onda elettromagnetica.
Altri dispositivi affini a questa tecnologia si chiamano MARAUDER (Magnetically Accelerated Ring to Achieve Ultra-high Directed Energy and Radiation), ed Extreme Alternative Defense System (XADS).

ARMI A MICROONDE
Anche le armi a microonde hanno una storia non recentissima: immediatamente dopo la seconda guerra mondiale se ne ipotizzò l’utilizzo per il controllo delle menti ed altri impieghi più o meno fantascientifici.
I primi a sperimentare le microonde in modo più sistematico furono i sovietici. La CIA riporta un episodio che aprì la strada agli studi americani sulle microonde. Negli anni ’70 l’ambasciata americana a Mosca fu sottoposta ad un “bombardamento” a microonde. In tale occasione i servizi segreti russi adottarono un piano a lungo termine per indebolire l’apparato diplomatico statunitense presente a Mosca. Attraverso un’esposizione prolungata a microonde a bassa intensità i diplomatici americani subirono pesanti danni fisici e psicologici. Oltre all’insorgere di diverse forme di cancro sono stati documentati casi di problemi psicologici e cognitivi. I tessuti umani possono infatti essere gravemente danneggiati dalle microonde a diversi livelli: dall’insorgere di tumori a malattie della pelle, da impotenza ad indebolimento delle difese immunitarie, fino ad effetti sul sistema nervoso centrale capaci di provocare amnesie, demenza, sindromi depressive, paranoia, etc..
In base a questi effetti ne è stato più volte ipotizzato un uso “segreto” per l’indebolimento delle masse.


Active Denial System – Il “raggio del dolore”
Questo dispositivo è in grado di indirizzare (“sparare”) un fascio di microonde ad alta energia verso un bersaglio preciso. La frequenza utilizzata si aggira intorno ai 95 Ghz. Il “raggio del dolore” è classificato come “arma non letale”, in quanto il suo raggio invisibile penetra sotto la pelle soltanto per alcuni millimetri, facendo temporaneamente impazzire i recettori del dolore. Nel giro di 1–2 secondi chi viene colpito dal raggio a microonde prova la sensazione di andare a fuoco.
Ufficialmente infatti tali strumenti di guerra servirebbero per produrre un “raggio del dolore”, capace di “distogliere” qualsiasi nemico da azioni ostili. L’invisibile raggio microonde a 95 Ghz penetra sotto la pelle per alcuni millimetri provocando, nell’arco di alcuni millisecondi, una insopportabile sensazione di calore che però svanisce non appena si spegne il dispositivo o si scappa oltre il suo raggio d’azione. Negli esperimenti condotti su circa 400 volontari il tempo di esposizione massimo è stato fissato in 3 secondi, ma secondo il Boston Globe, soltanto una “cavia” è riuscita a resistere per tre secondi.
Le fonti del Direttorio USA sulle Directed Energy Weapons sostengono che il “raggio del dolore” non provoca danni permanenti, ma esistono altri rapporti militari che indicano la possibilità di gravi ustioni alla pelle nel caso in cui l’esposizione duri 250 secondi o più. Durante gli stessi test alle “cavie” venivano fatti togliere sia gli occhiali che tutti gli oggetti metallici, in quanto potevano creare degli “hot spots”, capaci di ustionare la pelle.
Gli utilizzi strategici delle armi a microonde sono elencati in diversi documenti ufficiali: una delle applicazioni che viene citata più di frequente riguarda il controllo delle folle e dell’ordine pubblico.
Oltre ai possibili danni a lungo termine causati dal raggio a microonde, le organizzazioni umanitarie si interrogano sulla legalità di questo dispositivo che a causa della sua invisibilità e della sofferenza che provoca, potrebbe facilmente tramutarsi in un versatile strumento di tortura. Altri interrogativi riguardano la possibilità di ustioni (nel caso in cui si indossino oggetti di metallo), danni oculari, o altre tipologie di effetti a lungo termine. Esistono infatti diverse pubblicazioni scientifiche che documentano ampiamente gli effetti altamente dannosi legati all’esposizione alle microonde. Dal cancro al precoce invecchiamento, alla riduzione delle difese immunitarie, ai danni a pelle e retina, fino agli effetti molecolari e genetici, vengono elencate serie infinite di “effetti collaterali” a breve, medio e lungo termine.
La ditta che produce questo tipo di armamenti è la Raytheon, con sede a Tucson. Il dispositivo prodotto dalla Raytheon può essere stanziale oppure montato su di un veicolo militare Humvee.
Per quanto riguarda l’impiego del “raggio del dolore” nel campo di guerra, risulta dalla rivista militare Defence Industry Daily che sono stati ordinati 3 veicoli modello Sheriff per circa 31 milioni di dollari, e che è stata richiesta l’approvazione per altri 14 veicoli da parte del Generale di brigata James Huggings, capo dello Staff della Forza Multinazionale in Iraq.

E-Bombs, Electromagnetic Pulse, High Powered Microwave (HPM)
Si tratta di bombe capaci di produrre onde elettromagnetiche comprese nel range dei 4–20 Ghz. Microonde comprese in tali frequenze sono capaci di “accecare” un gran numero di apparati tecnologici. Questa applicazione delle microonde, in fase di avanzata sperimentazione, in contesti di guerra può servire a distruggere sistemi informatici, telefonici, elettrici, radio e tv del nemico. In pratica viene replicato uno dei "side-effects" delle esplosioni nucleari, ovvero l’emissione di microonde ad elevata potenza. Il tutto avviene in assenza di una reale esplosione: i dispositivi di questo tipo, comunemente chiamati HPM, liberano la propria energia in aria, senza produrre alcun suono o fenomeno visivo. L’effetto delle invisibili onde prodotte dalla “bomba”, devastante per tutti i dispositivi elettronici, è praticamente nullo su cose e persone (anche se sugli esseri viventi è appurato che tutti i tipi di microonde provocano effetti dannosi: dai telefonini ai forni a microonde). Gli Stati Uniti sembrano essere la seconda potenza militare più avanzata da questo punto di vista: i primi sarebbero i russi. L’esercito russo disporrebbe infatti di un vasto e variegato arsenale di E-bombs. Si va dalla versione “portatile” che sta in una valigetta (e che ha un raggio d’azione di 12 metri), alle versioni più pesanti, che necessitano di un aereo per essere “sganciate sull’obiettivo”. Diversi test russi sono stati fatti in territorio svedese, con la collaborazione della nazione scandinava, che avrebbe acquistato alcuni di questi armamenti. I dispositivi HPM sono facilmente reperibili sul mercato russo, per poco più di 100.000 dollari. Tutto ciò può far riflettere sulle possibilità di un'ecatombe tecnologica: l’esplosione di un simile dispositivo può in pochi istanti portare una società ipertecnologica indietro di 50 se non 100 anni (in città dove tutte le centrali sono controllate elettronicamente vorrebbe dire niente luce, niente acqua, niente telefono, niente televisione, etc..). I rischi crescono se a venire colpito è il sistema di controllo di una centrale atomica: un crash di tale sistema elettronico potrebbe portare a gravissimi incidenti. Anche una potenza in via di sviluppo come l'India, nel 2000, ha fatto i primi test sui propri armamenti a microonde (il progetto si chiama Kali 5000 - kilo-ampere linear injector).